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Corte Costituzionale: dice no al referendum

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOOrmai è ufficiale! La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la richiesta, presentata da alcuni consigli regionali, di referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria. Come reso noto dall'ufficio stampa della Consulta tramite un comunicato, infatti, durante l'udienza a porte chiuse tenutasi lo scorso 15 gennaio 2014, le posizioni tra le due parti sono rimaste inconciliabili. Da una parte i nove Consigli regionali (Puglia, Calabria, Basilicata, Friuli, Piemonte, Abruzzo, Liguria, Campania e Marche) che ritenevano necessaria la consultazione popolare per l'abrogazione della riforma, dall'altro, l'Avvocatura dello Stato che, in rappresentanza del Governo, ha sostenuto, in particolare, il rischio, con l'ammissione del referendum, di un vuoto normativo. In realtà l'idea di ribellarsi al taglio di tribunali e uffici giudiziari era partita già lo scorso agosto, quando il Consiglio regionale dell'Abruzzo si era fatto promotore del movimento di protesta, cui erano seguite le adesioni delle altre regioni italiane fino a superare abbondantemente il numero minimo di cinque consigli regionali per richiedere il referendum. A seguito poi, del provvedimento di riforma, entrato in vigore il 13 settembre 2013 e avente ad oggetto il taglio di oltre 1000 uffici in tutta Italia con lo scopo di ottenere risparmi di spesa pubblica, le Regioni avevano chiesto che fossero proprio gli elettori a esprimersi sull'abrogazione sia della delega data al governo per la riforma (e contenuta nell'articolo 1 del D.L. 13 del 2011 contenente misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo) sia sui successivi decreti legislativi (del settembre 2012) coi quali si era dato corpo alla nuova organizzazione di tribunali, procure e uffici del giudice di pace, fino al provvedimento dello scorso settembre.

Vanessa Pinato