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Auguri, avversario

In seguito alla accettazione della candidatura nella Lista del Presidente alle prossime elezioni forensi, ho inviato a tutti i colleghi che hanno preannunciato di voler partecipare alla competizione elettorale la lettera che segue. Come avrai probabilmente appreso leggendo su InGIUSTIZIA la PAROLA al POPOLO il mio articolo dal titolo Liberare il vento, ho accettato la proposta del Presidente, avv. Cassiani, di candidarmi nella prossima competizione elettorale per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.
La molla che mi ha fatto decidere di presentarmi dopo circa trenta anni di professione che mi hanno visto spettatore di tante competizioni elettorali non è stata l’ ambizione di essere eletto ad un importante incarico di rappresentanza dei colleghi. Ho deciso di candidarmi in quanto ritengo opportuno che il dibattito politico preelettorale sia stemperato dalle polemiche personali delle quali si ha contezza leggendo i verbali delle sedute del Consiglio dell’Ordine e si accentri su temi di interesse della nostra professione e del nostro Foro che, sinora, sono stati una sorta di tabù.
Sono stanco di sentire parlare di dignità della toga, ma non vedere l’Avvocatura Romana battersi compatta perché il Tribunale e la Corte di Appello istituiscano un registro degli incarichi giudiziari consultabile via internet ed un regolamento per il loro accesso, con conseguente possibilità a tutti gli iscritti di accedervi.
Mi rifiuto di continuare ad accettare che il Tribunale di Roma trovi spazi per camere di conciliazione, cioè per organismi potenzialmente atti ad indirizzare i clienti a questo a quello studio, ma ometta di allestire sale avvocati degne di questo nome, ancora una volta nel silenzio degli interessati.
E, ancora, desidererei che in seno all’Ordine vi fosse una maggioranza compatta ed in prima linea per ottenere l’accesso (eventualmente a rotazione) delle auto degli avvocati ai parcheggi esistenti in seno agli uffici giudiziari, non ritenendo accettabile per la ns/ categoria la posizione di sudditanza nei confronti dei magistrati e degli altri operatori giudiziari che trova implicita conferma dall’esclusione dei difensori da tale opportunità. In questi anni da elettore avrei voluto vedere il ns/ Consiglio lottare unitariamente per il trasferimento degli uffici del Giudice di Pace Penale in zona Prati e l’apertura di sportelli dell’Agenzia delle Entrate per la registrazione delle sentenze all’interno degli uffici giudiziari o vederlo protagonista nella conclusione di convenzioni con il Ministero della Giustizia per gestire i servizi che non funzionano, quali quelli dell’iscrizione a ruolo, facendo cessare l’ignobile fenomeno delle code che favoriscono le agenzie private.
Mi sono sempre chiesto perché l’Avvocatura non si ponga quale obiettivo la privatizzazione della professione di Ufficiale Giudiziario, sul modello francese, eliminando così code all’Ufficio Notifiche e ridando funzionalità al sistema, con assorbimento di migliaia di laureati in giurisprudenza.
Ritengo che, se vogliamo che la ns/ professione possa avere delle prospettive, domande come queste che non possano continuare a rimanere senza risposta: entrare in competizione è divenuta una necessità per far cessare l’assordante silenzio, per aprire il dibattito, per avere una tribuna ove confrontarmi con Te e con gli altri colleghi candidati su questi temi.
Se civilmente e costruttivamente riusciremo a discutere di ciò in campagna elettorale e non a ripetere le solite formule per acchiappare voti, la mia candidatura avrà avuto un senso e la mia missione sarà stata compiuta, indipendentemente dal raggiungimento o meno del numero dei consensi necessari per la mia elezione.
Ho, quindi, deciso di scriverTi, per aprire formalmente il certamen intellettuale nell’interesse della ns/professione, ma, anche, per augurarTi in bocca al lupo nella corsa elettorale che ci vedrà per qualche giorno avversari competitori, ma mai potrà (e dovrà) trasformarci da colleghi in nemici. Ho deciso di assumere questa iniziativa dopo averne informato i colleghi della Lista del Presidente oltre che per i motivi in essa esposti in quanto ritengo che l’Avvocatura Romana, che dovrà selezionare i propri candidati tra quelli che si presentano apparentati in quattro liste tutte composte di nomi autorevoli e prestigiosi, se vorrà tentare di fare un salto di qualità nella tutela dei diritti propri e della giustizia, non potrà limitarsi a votare l’amico o la persona che conosce di nome, magari perché ha organizzato una festa o una competizione sportiva.
Se si vuole che l’Ordine degli Avvocati apra un civile, ma fermo confronto con la Magistratura romana e con la dirigenza della Corte di Appello, che sinora non ha risposto alla formale richiesta di questa testata esprimere la propria opinione su temi probabilmente non graditi, quali le modalità di assegnazione di arbitrati ed altri incarichi giudiziari o perché i parcheggi delle ex caserme e di p.le Clodio siano a disposizione esclusiva dei giudici, l’elettore deve sapere quali candidati siano disponibili a fare propria questa battaglia per la trasparenza e contro i privilegi e quali no.
E i contrari debbono dire perché lo sono, così come gli elettori debbono conoscere se sono stati destinatari di incarichi giudiziari.
E’ da quando ero praticante procuratore che vi sono code all’ufficio notifiche: lì ho appreso dai colleghi più anziani che, per eseguire sfratti difficili, era meglio rivolgersi ad un certo fabbro che godeva della fiducia di alcuni ufficiali giudiziari. Mi resi subito conto che era il sistema che favoriva quello che, con rassegnazione, viene definito l’italico andazzo.
Nessuno, in trent’anni ha combattuto veramente quel sistema, lottando per privatizzare la professione di ufficiale giudiziario, come avviene nelle nazioni ove la giustizia civile funziona. Ora al Senato vi è la proposta di legge Berseli inspirata dall’AUGE (Ass. Uff. Giud. In Europa), ma l’Avvocatura la ignora.
Perché? Potrei continuare, ma lo spazio è tiranno: allora, auguri, avversario, ma confrontiamoci, perché l’Ordine degli Avvocati deve essere un vulcano intellettuale che tutela i propri iscritti, non un circolo di amici qualificati che giudica gli altri con supponenza.

Romolo Reboa
Avvocato del Foro di Roma