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Diritti

Diritto internazionale e unioni civili

Sulla Gazzetta Ufficiale del 27 gennaio 2017, è stato pubblicato il  D. lgs. n°7 del 19 gennaio 2017 “Modifiche e riordino delle norme di diritto internazionale privato per la regolamentazione delle unioni civili, ai sensi dell'articolo 1, comma 28, lettera b), della legge 20 maggio 2016, n. 76. (17G00013) (GU n.22 del 27-1-2017 )″ che entrerà in vigore il prossimo 11 febbraio. Di seguito il testo con le modifiche: 

Art. 1 Modifiche alla legge 31 maggio 1995, n. 218 1.

Alla legge 31 maggio 1995, n. 218, sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo l'articolo 32 sono inseriti i seguenti articoli: "Art. 32-bis. (Matrimonio contratto all'estero da cittadini italiani dello stesso sesso). -

1. Il matrimonio contratto all'estero da cittadini italiani con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell'unione civile regolata dalla legge italiana. Art. 32-ter. (Unione civile tra persone maggiorenni dello stesso sesso).

1. La capacita' e le altre condizioni per costituire unione civile sono regolate dalla legge nazionale di ciascuna parte al momento della costituzione dell'unione civile. Se la legge applicabile non ammette l'unione civile tra persone maggiorenni dello stesso sesso si applica la legge italiana. Le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 4, della legge 20 maggio 2016, n. 76, sono di applicazione necessaria.

2. Ai fini del nulla osta di cui all'articolo 116, primo comma, del codice civile, non rilevano gli impedimenti relativi al sesso delle parti. Qualora la produzione del nulla osta sia preclusa in ragione del mancato riconoscimento, secondo la legge dello Stato di cui lo straniero e' cittadino, dell'unione civile tra persone dello stesso sesso o di analogo istituto, il nulla osta e' sostituito da un certificato o altro atto comunque idoneo ad attestare la liberta' di stato, ovvero da dichiarazione sostitutiva ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Resta salva la liberta' di stato accertata o acquisita per effetto di un giudicato italiano o riconosciuto in Italia.

3. L'unione civile e' valida, quanto alla forma, se e' considerata tale dalla legge del luogo di costituzione o dalla legge nazionale di almeno una delle parti o dalla legge dello Stato di comune residenza al momento della costituzione.

4. I rapporti personali e patrimoniali tra le parti sono regolati dalla legge dello Stato davanti alle cui autorita' l'unione e' stata costituita. A richiesta di una delle parti il giudice puo' disporre l'applicazione della legge dello Stato nel quale la vita comune e' prevalentemente localizzata. Le parti possono convenire per iscritto che i loro rapporti patrimoniali sono regolati dalla legge dello Stato di cui almeno una di esse e' cittadina o nel quale almeno una di esse risiede. 5. Alle obbligazioni alimentari si applica l'articolo 45.

Art. 32-quater. (Scioglimento dell'unione civile). 

1. In materia di scioglimento dell'unione civile la giurisdizione italiana sussiste, oltre che nei casi previsti dagli articoli 3 e 9, anche quando una delle parti e' cittadina italiana o l'unione e' stata costituita in Italia. I medesimi titoli di giurisdizione si applicano anche in materia di nullita' o di annullamento dell'unione civile. 2. Lo scioglimento dell'unione civile e' regolato dalla legge applicabile al divorzio in conformita' al regolamento n. 1259/2010/UE del Consiglio del 20 dicembre 2010 relativo ad una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale. Art. 32-quinquies. (Unione civile costituita all'estero tra cittadini italiani dello stesso sesso).

 1. L'unione civile, o altro istituto analogo, costituiti all'estero tra cittadini italiani dello stesso sesso abitualmente residenti in Italia produce gli effetti dell'unione civile regolata dalla legge italiana.; b) l'articolo 45 e' sostituito dal seguente: "Art. 45. (Obbligazioni alimentari nella famiglia).

1. Le obbligazioni alimentari nella famiglia sono regolate dalla legge designata dal regolamento 2009/4/CE del Consiglio del 18 dicembre 2008 relativo alla competenza, alla legge applicabile, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni e alla cooperazione in materia di obbligazioni alimentari, e successive modificazioni.


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Assolto Orsi dall’accusa di riciclaggio: cadono dopo sei anni le accuse nei confronti dell’ex consigliere della lista Alemanno

L’ex consigliere comunale della lista Alemanno, Francesco Orsi, era finito sulle pagine di tutti i giornali e visto conclusa la sua carriera politica per due accuse formulate nei suoi confronti dal P.M. che cura le indagini su “Mafia Capitale”, quella di riciclaggio di denaro sporco e di una truffa immobiliare relative a case in cooperativa alla Maglianella.

Il 5 Gennaio la Quinta Sezione Collegiale del Tribunale Penale di Roma, presieduta dal cons. Paola De Martiis, ha assolto l’Orsi per non aver commesso il fatto dall’accusa di riciclaggio.

“Dopo sei anni di gogna, anche mediatica, finalmente è stata resa giustizia ad un uomo che ha pagato per essere passato dall’imprenditoria alla politica” ha commentato l’avv. Romolo Reboa che ha difeso l’imputato insieme all’avv. Simone Faiella “Nel 2017 mi aspetto per lui analoga sentenza di assoluzione anche per la vicenda della Maglianella, stante le prove a discarico acquisite anche in quel dibattimento”.


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IL «PAGA PORCELLUM» PIOMBA SUL REFERENDUM

Clamorosa iniziativa giudiziaria di oltre 350 cittadini

La storia delle leggi elettorali approvate con il pretesto della cosiddetta governabilità finisce in Tribunale ed i cittadini chiedono i danni

Mentre il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è impegnato quotidianamente nella battaglia referendaria, un gruppo di oltre 350 cittadini indipendenti ha aderito all’iniziativa Paga Porcellum di Insieme Consumatori, una battagliera associazione presieduta dall’avv. Romolo Reboa, autore, insieme ad altri sei avvocati, dell’azione giudiziaria collettiva.

Il Tribunale di Roma dovrà infatti a decidere un ricorso di circa 80 pagine, con oltre 350 firme di cittadini che chiedono il risarcimento dei danni per essere stati privati della possibilità di esercitare il loro diritto di voto conformemente al diritto costituzionale (R.G. 74148 /2016).

La causa trova origine nella sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale che dichiarò l’illegittimità della legge elettorale che il suo stesso autore definì Porcellum, con un chiaro riferimento al maiale per le modalità che avevano portato alla sua approvazione.

L’approfondita analisi del diritto costituzionale e comunitario dell’avv. Romolo Reboa ha messo in evidenza come lo Stato sia obbligato a risarcire i danni derivanti dalla lesione dei diritti costituzionali degli elettori.

Gli oltre 350 cittadini firmatari, tra cui spicca per prestigio Osvaldo De Micheli, volto noto della comunicazione cinematografica, hanno ricordato che il diritto di voto è il diritto politico per eccellenza e che la sua violazione produce “effetti prolungati e permanenti". Pertanto chiedono che il risarcimento del danno venga determinato dal Tribunale secondo equità, ma comunque in misura non inferiore ad € 1.500,00 per ogni anno dal 2005.

A supporto di tale calcolo minimo, l’avv. Romolo Reboa ha usato i parametri della c.d. Legge Pinto sull’equa riparazione per i ritardi giudiziari, applicando un semplice algoritmo: "perdita della democrazia = giustizia negata".

Dal 2005 ogni cittadino ha così subito almeno € 15.000,00 di danni.

"Nel quantificare l’entità del risarcimento ci siamo posti il problema degli effetti sulle finanze dello stato di una sentenza di accoglimento che costituirà precedente per altre decisioni analoghe» ha dichiarato l’avv. Romolo Reboa "e per questo abbiamo optato per i parametri della legge Pinto sull’equa riparazione per ritardata giustizia che erano stati determinati dal legislatore tenendo presente i precedenti della Cassazione".

Poi, con un affondo tecnico e politico, l’avv. Romolo Reboa spiega che "il parametro è quello della legge Pinto prima delle modifiche del dicembre 2015 (che la rendono di difficile attuazione e ne hanno ridotto i risarcimenti) volute da questo Parlamento anche in considerazione del fatto che è stata la Corte Costituzionale, nella sentenza n.1/2014, a scrivere che “è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”.

Considerato che anche la legge modificativa della Costituzione è stata approvata dal Parlamento eletto con il «Porcellum», è altamente probabile che di questa iniziativa si parlerà negli ultimi giorni di dibattito per il o il NO al referendum costituzionale.


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Quando lo shopping rovina il matrimonio

Con la sentenza n. 25843/13 la Suprema Corte si è occupata delle conseguenze della sindrome da "shopping compulsivo" sul giudizio di separazione. A causa di tale motivo, il marito aveva chiesto l'addebito della separazione alla moglie, la quale, soccombente in grado di appello, decideva di proporre ricorso per cassazione. Nel corso del giudizio di merito era emerso come la moglie si fosse resa protagonista di svariati episodi di furti di denaro nei confronti di familiari e terzi al fine di consentirle acquisti "particolarmente frequenti e fuori misura di beni mobili". I Giudici di legittimità hanno confermato la sentenza d'appello, innanzitutto nella parte in cui era stato accertato come la condotta del coniuge comportasse la violazione dei doveri matrimoniali. D'altro canto, la moglie sosteneva come tale comportamento non le fosse addebitabile, proprio a causa della diagnosi da shopping compulsivo. Come noto, infatti, sono due i requisiti che si richiedono per l'addebito della separazione: una condotta lesiva dei doveri coniugali e la sua imputabilità al soggetto agente. Sul punto, tuttavia, la Suprema Corte non ha condiviso la tesi difensiva, ritenendo sufficiente quanto precisato dal CTU nel proprio elaborato. Questi, infatti, aveva rilevato come la perizianda si fosse presentata "lucida ed orientata nei parametri spazio temporali nei confronti delle persone e delle cose, disponibile al colloquio, curata nell'aspetto e nell'abbigliamento, adeguata nel comportamento, ed ha risposto con attenzione e concentrazione, mentre la memoria rimaneva perfettamente integra. Continua il giudice a quo, precisando che la M. era perfettamente conscia della sua patologia e lo stesso CTU ha escluso un'incapacità di intendere e di volere, sussistendo soltanto un impulso compulsivo all'acquisto, sicuro disturbo della personalità che tuttavia, anche in base all'andamento pregresso, si poteva ritenere "ciclico".

Avvocato del Foro di Roma

Daniele Costa

Lawyers in Action


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Il futuro dell'avvocatura

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOStiamo sereni! Abbiamo il regolamento (GU 273 del 24/11/14) e le prossime elezioni per i COA, ed a cascata per il CNF; renderanno dunque "santo l'avvenire" come scrisse il poeta (Carducci da il Canto dell'amore). Ma i tempi moderni e la buona prudenza richiamano piuttosto la nota pubblicità: "non risolve, ma sapessi quanto aiuta!" (cfr Giorgia Moll per la crema Kaloderma). Resta da vedere che cosa e chi aiuti. Un metodo elettorale infatti deve tendere alla selezione della classe dirigente, esprimendo comunque il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti; tenendo ovviamente debito conto della natura "corporativa" degli interessi dell'Ente/Ordine. Scelte quindi non ideologiche, non egoistiche, ma correlate alla funzione sociale dell'Ordine: in breve parametrate sulla qualità dei soggetti eligendi. Vale la pena di precisare che non si aspira alla repubblica dei filosofi, ma ad un giusto rapporto tra abilita politica, valentia tecnica e deontologia. La rappresentanza purtroppo, specie se su grandi numeri, risentirà della qualità media dell'elettorato attivo: purtroppo la legge di Gresham non vale solo per le monete; questo è un grave ed attuale problema che il regolamento non aiuta certo a risolvere. Neppure pare d'ausilio al superamento del sistema delle satrapie e dei tyrannoi; quest'ultimi recenti vincitori della guerra del Peloponneso prima e della guerra per bande poi. L'ultimo Aristogitone di cui si ha traccia è il professore di "alto gradimento" (per chi vuole approfondire si consigliano i recenti libri di Luciano Canfora e l'archivio Rai). Lascio ai coraggiosi Colleghi ricorrenti ed al Tar del Lazio le raffinate esegesi; mi limiterò a dar sostanza a quanto sopra evidenziando le incongruenze del regolamento. Quanto alla questione delle quote rosa, che non mi pare gratifichino la qualità, ma piuttosto proprio quella specificità che si vorrebbe superare (solita confusione tra eguaglianza ed egualitarismo); non intendo entrare nel merito. Va però osservato che la questione ha dato luogo ad una normativa complessa, oscura e non funzionale. Esemplifico: qual è "il genere meno rappresentato"; poiché la rappresentanza è l'esito dell'elezione, ci si riferirà agli iscritti all'albo, ma se sono al 50%?; e se il giorno antecedente le operazioni elettorali si altera il rapporto uguale/meno? Quid juris? Pongo una domanda: perché le Colleghe non prendono voti almeno tendenzialmente in proporzione alla percentuale di iscritte all'albo? In mancanza dei dati statistici non ho la risposta. E che dire dell'obbligo di candidarsi (Art. 6, 1°); rispetto alla precedente "votabilità" di qualunque iscritto all'Ordine, che almeno nei Fori minori poteva rappresentare, al di là dell'elezione, una voce non conformista e dotata di "futuro" e perciò di cui tener conto. Nei Fori metropolitani o ad alto numero di iscritti, fermo quanto sopra, la questione è più complessa, ed afferisce alle metodologie di comunicazione e captazione del consenso sganciate dal rapporto personale diretto. In una elezione auspicabilmente de-partitizzata e non ideologica; determinante sarà però il possesso dei mezzi di comunicazione, che vedrà oggettivamente favoriti i candidati già fruitori della carica consiliare. Regole sul punto con relative sanzioni deontologiche sarebbero state necessarie; quelle sulla propaganda elettorale, salvo vederne gli effetti in pratica, pur opportune non sono sufficienti; risolvono solo una questione di estetica (ci vediamo tutti nei Bar di Piazza Cavour?). Forse il problema se lo sono posto, altrimenti non si spiega la previsione di un voto di lista, ma peggio la pezza del buco! Di difficile comprensione, almeno per il sottoscritto, la distinzione tra candidatura individuale semplice e candidatura individuale in lista, specie con la previsione del voto di preferenza; se si voleva evitare il panachage tanto valeva dirlo chiaramente. Quel sistema, prima vigente, consentiva di contenere il voto clientelare premiando la qualità delle persone. La previsione del voto di lista completa il quadro dell'irrazionalità politico-istituzionale. Un voto di lista avrebbe un senso, peraltro poco democratico; in un sistema basato sulla ripartizione proporzionale dei seggi tra nominati e con elezione diretta del Presidente o almeno di proporre come tale il capolista. E che dire delle usuali liste del Presidente, spesso uniche nei Fori minori!? Quanto alla commissione elettorale, sconforta la previsione che il Presidente ed il Segretario del COA, se candidati debbano delegare le loro funzioni... agli amici della Parrocchietta; ovviamente terzi, indipendenti e magari candidati. Tutti presi dalle quote rosa (ma il numero degli iscritti agli albi per genere sono stati esaminati?) e spaventati dalla sentenza 8681/14 del Tar Lazio i "regolatori" hanno violato l'art. 28, 3° Lg 247/12; omettendo di garantire la rappresentanza plurale. È talmente evidente il contrasto tra la legge e l'artt. 9 del Regolamento da non necessitare commenti. Duole rilevare che né il Consiglio di Stato (adunanza 28/08/14) né il CNF (parere 07/08/14) abbiano rilevato il vulnus. Il resto è: amido fino a grammi uno, come si legge nei bugiardini.

Roberto Zazza*

Avvocato del Foro di Roma


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