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Formazione

Master Wheel Associati

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOLa Master Wheel Associati è una società di consulenza manageriale che da oltre 15 anni fornisce i propri servizi alle aziende e ai professionisti.

 

La Master Wheel Associati è una società di consulenza manageriale che da oltre 15 anni fornisce i propri servizi alle aziende e ai professionisti.

E’ formata da un gruppo di esperti (soprattutto psicologi del lavoro) specializzati in formazione, valutazione organizzativa e del potenziale, selezione del personale. La società è partecipata da Iri Management, la famosa Scuola di Business dell’ex gruppo IRI.

Nel sito www.masterwheel.it è scritto: «Essere consulenti non è un mestiere, ma una competenza trasversale ad altre. La nostra missione è guardare lontano, ma questo spaziare dello sguardo è tutt'altro che un modo per allontanarsi, anzi, è l'unico modo che conosciamo per sentirci sempre vicini al cliente. Se è vero che oggi tutto si muove ad una velocità esponenziale, rimanere fermi significa allontanarsi. Siamo nati nel 1989 e c'è un fatto importante: abbiamo saputo crescere senza strappi, senza perderci di vista.

Ogni anno, nelle nostre 700 giornate di interventi nei vari settori della consulenza e nelle 250 di formazione d'aula, incontriamo in media 3.500 persone; formiamo e accompagniamo 100 giovani risorse verso il mondo del lavoro.

Tutto questo ha un valore. Rappresenta un valore per noi e per i nostri clienti, da quelli più "antichi", che ci riconoscono e continuano a sceglierci da anni (e che ringraziamo), a quelli di domani verso i quali stiamo camminando».

 


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Un nuovo ordinamento didattico

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOPer una maggiore completezza nella formazione richiesta alle professioni legali. Come garantire agli avvocati elevati standard qualitativi.

 

Nel marzo 2004 il Ministro dell’Istruzione ha assegnato alla “Commissione Siliquini”, il compito iniziale di procedere alla elaborazione di una proposta di revisione dell’ordinamento delle Scuole di Specializzazione per le professioni legali (“Bassanini”), e successivamente anche quello di rivedere, alla luce dello schema di decreto, la congruità dei percorsi degli studi universitari della Facoltà destinati alla formazione dei futuri professionisti (notai e avvocati) e magistrati, così da renderli più idonei alla formazione degli aspiranti giuristi, tenendo nel debito conto le esigenze sempre rappresentate dal mondo professionale, a diretto contatto con il quotidiano esercizio dell’attività, e da sempre critico sulla formazione universitaria, pur non avendo mai avuto l’opportunità di esservi direttamente coinvolto. Prima d’ora non si era mai verificato che alla discussione sull’articolazione delle tabelle e degli obiettivi di un corso di laurea partecipassero direttamente i professionisti interessati, ed in tal senso l’iniziativa del Ministero - così come i risultati che ne sono conseguiti - va certamente apprezzata e valutata positivamente, perché dettata dall’obiettiva necessità di garantire all’avvocato italiano un elevato standard qualitativo. Nella attuale previsione di formazione universitaria si sono riscontrate obiettive disomogeneità e carenze cui è necessario supplire, che evidenziano un sistema ancora inadeguato, vieppiù laddove di giorno in giorno si è sempre più consapevoli della estrema rilevanza della formazione.

Le facoltà di giurisprudenza, nella individuazione dei piani di offerta formativa non hanno saputo adeguatamente fronteggiare il moltiplicarsi dei diritti ed il continuo dilatarsi del fenomeno giuridico, nell’intento di fornire una solida e flessibile preparazione di base, contribuendo così in parte rilevante alla progressiva destrutturazione del percorso di formazione del professionista. La critica è stata largamente condivisa, quantomeno dalle rappresentanze dell’Avvocatura presenti nel Gruppo di Lavoro. L’Università dovrebbe infatti risultare in grado di fornire ai laureandi il quadro generale dell’ordinamento giuridico nella sua evoluzione, una adeguata ed approfondita conoscenza dei principi, la capacità di individuare e di utilizzare le diverse categorie concettuali e l’abilità nell’utilizzo degli strumenti metodologici che consentano poi l’effettiva acquisizione, attraverso i successivi percorsi, più “specializzanti” e caratterizzanti, della necessaria professionalità. Il corso di studi universitario deve quindi avviare concretamente la conoscenza della cultura professionale, mediante l’esame di casi pratici, la visione di atti, la lettura e analisi di sentenze, attuando anche un collegamento - sinora del tutto inesistente o assai poco praticato - con il mondo esterno, privilegiando così anche una opportuna interazione e integrazione con la realtà del futuro contesto di riferimento degli operatori del diritto. E’ apparso necessario quindi un serio approfondimento sul corretto collegamento tra l’offerta formativa dei singoli atenei, deliberata nell’ambito dell’autonomia loro riconosciuta, i percorsi di accesso all’ordine professionale, e la richiesta concreta di preparazione che viene dal mondo professionale, così da consentire l’effettivo conseguimento di un titolo di studio competitivo e spendibile.

Tale verifica ha portato la Commissione a ritenere che fosse effettivamente preferibile procedere ad una revisione del corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, con l’obiettivo di determinare con maggiore chiarezza e precisione l’intero percorso quinquennale. In questo quadro, è ben vero che l’attuale assetto normativo, e particolarmente la strutturazione degli attuali “ambiti disciplinari” e “settori scientifico-disciplinari” non pare consentire tout court l’auspicato totale intervento sul percorso di formazione universitaria, ma il Gruppo di Lavoro si è espresso chiaramente sul punto, rinviando a proposte di modifica successive una eventuale ulteriore e migliore attuazione del nuovo assetto del corso di laurea con una revisione degli ambiti e dei settori, ma attuando interventi significativi nell’ambito della definizione degli obiettivi formativi qualificanti, così da chiarire l’effettivo risultato che la nuova strutturazione intende conseguire. Si è preso atto dell’orientamento generalizzato per l’abbandono della formula del 3+2, quantomeno nella sua stretta visione, per dare vita ad un corso di laurea che meglio potesse contemperare e realizzare le esigenze rappresentate, a cui sino a questo momento non si è data esauriente ed efficace risposta. L’intento condiviso è stato per una netta prevalenza dei contenuti e dei principi, che l’avvocatura ha più e più volte affermato, rispetto alle mere formule matematiche. La Commissione Siliquini è partita dalla considerazione di “costruire un percorso” che prevedesse la laurea magistrale a ciclo unico.

Detto percorso è stato costruito con l’ambizione di delineare in maniera più puntuale e precisa le attività formative indispensabili alla formazione del giurista, attuando una suddivisione degli ambiti, e conseguentemente dei settori, che da un lato ha inciso sull’autonomia degli atenei, ma dall’altro ha consentito il prospettarsi di un curriculum formativo per il futuro laureato magistrale più qualificante e, soprattutto, culturalmente omogeneo sull’intero territorio nazionale.

Non si è abbandonata peraltro la previsione di una laurea “breve”, che darà accesso ai concorsi della pubblica amministrazione, anche a livelli dirigenziali, e all’impiego privato qualificato.

E’ infatti indispensabile che la programmazione della didattica delle lauree triennali sia funzionale a sbocchi lavorativi e professionali definiti e consentiti. Si evita così, con l’opportuna differenziazione dei corsi, che si affacci l’ipotesi di nuove autonome “libere” professionalità, con conseguente revisione dell’Albo e formazione di nuove sezioni dello stesso.

Deve essere chiaro che i laureati “brevi” non possono svolgere le attività riservate alle professioni per le quali necessita la laurea magistrale specialistica.

Ecco il risultato finale cui è pervenuta la Commissione per la ridefinizione della laurea quinquennale a ciclo unico in Giurisprudenza:

• indicazione specifica che soltanto le facoltà di Giurisprudenza attivano il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza, in quanto tale riserva non è prevista nel vigente ordinamento, per cui, volendo, qualunque facoltà potrebbe attivare tale corso;

• è stata prevista espressamente la necessità che sia acquisita una cultura giuridica di base nazionale ed europea, così da vincolare, ancor più nettamente di quanto non potesse oggi venire realizzato, l’insegnamento delle singole materie di studio alla prospettiva duplice della normativa nazionale e del contesto europeo di riferimento, con i relativi rapporti e comparazioni, indipendentemente dalla possibilità, o doverosità di inserire tra gli esami a sostenersi gli specifici insegnamenti del settore comparatistico e comunitario;

• si è precisato che le facoltà debbano utilizzare, nell’articolazione dei corsi le discipline previste negli ambiti di materie affini e integrative per la predisposizione di indirizzi e/o piani di studio coerenti per la formazione dei diversi settori professionali cui la laurea da accesso;

• si è previsto, su espressa proposta dell’OUA, sulla quale si è registrata la convergenza delle altre rappresentanze dell’avvocatura, che vi sia l’acquisizione di adeguate conoscenze e consapevolezze su materie professionalizzanti specificatamente volute dall’avvocatura, anche per consentirne l’utilizzazione nei corsi di formazione post-laurea per le professioni legali, anche mediante, se del caso, il riconoscimento di crediti;

• sono state specificate chiaramente negli obiettivi formativi, con opportuno richiamo nella tabella degli ambiti e dei settori disciplinari, le predette materie professionalizzanti, e quindi gli aspetti istituzionali ed organizzativi degli ordinamenti giudiziari, della deontologia professionale, della logica ed argomentazione giuridica e forense, della sociologia, dell’informatica giuridica del linguaggio giuridico di almeno una lingua straniera.

 

Michelina Grillo*

Avvocato del Foro di Bologna

Presidente dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura  


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Formazione: tra polemiche e false promesse

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOIn attesa della pronuncia del Tar.

 

Ad un anno di distanza dall’entrata in vigore del regolamento sulla formazione obbligatoria permanente emanato dal Consiglio Nazionale Forense e dopo che molti – non sempre a proposito – hanno fatto sentire la propria voce sul punto, ritengo che una riflessione s’imponga anche da parte di chi, come me, da oltre un anno lavora per dipanare l’intricatissima matassa di problemi connessi all’assolvimento dell’obbligo da parte di tutti i colleghi. Che piaccia o meno, il regolamento è vigente ed è cogente.

I vari proclami inneggianti all’abolizione dei crediti formativi sollevatisi – per lo più – in periodo elettorale e per motivi di facile comprensione, costituiscono nulla più di sterili polemiche e false promesse volte ad accaparrare i consensi dei colleghi speculando su un argomento che costituisce ovvia preoccupazione per tutti.

Allo stato deve ritenersi che il Consiglio Nazionale Forense, secondo quanto più volte di recente affermato dalla Cassazione a Sezioni Unite, abbia piena e legittima potestà regolamentare in materia deontologica (l’aggiornamento professionale costituisce obbligo deontologico). Per affermare il contrario sarà necessario attendere la pronuncia sul punto dei vari T.A.R. già investiti della questione. Se i relativi ricorsi venissero accolti ce ne compiaceremmo tutti. Ma per il momento tutti sappiamo che dobbiamo fare i conti con la realtà delle cose e, tanto ciò è vero, che anche coloro i quali hanno fondato la propria campagna elettorale “sull’abolizione dei crediti” oggi, con le commissioni che coordinano, organizzano eventi a cui vengono riconosciuti crediti.

Veniamo dunque al concreto. E’ innegabile che l’assolvimento dell’obbligo da parte di 25.000 iscritti abbia causato un forte disagio agli avvocati ed anche al Consiglio, non ancora dotato delle strutture necessarie per far fronte a tale emergenza.

Grazie soprattutto ai volenterosi colleghi che fanno parte della Commissione Formazione Perma-nente - che coordino - e grazie anche ai suggerimenti e alle esigenze rappresentati da colleghi ester-ni, cerchiamo e cercheremo di trovare rimedi per far sì che l’obbligo formativo non sia troppo gra-voso. Il 10 luglio scorso è stata approvata la stesura del regolamento di attuazione contenete le ultime modifiche ed integrazioni. Le novità più salienti riguardano: la possibilità di richiedere il riconoscimento di crediti anche per eventi non preventivamente accreditati dal Consiglio; la possibilità per gli iscritti all’Albo speciale di svolgere formazione interna; la riduzione alla metà dell’obbligo per i colleghi i cui coniugi o figli versino in stato d’invalidità; l’esenzione dell’obbligo formativo per i Magistrati Onorari, per i conciliatori, per i giovani che abbiano superato l’esame di abilitazione limitatamente al primo triennio, per gli assistenti ordinari , i ricercatori universitari e i cultori della materia .

E’ stata inoltre confermata la recente modifica che prevede l’improcedibilità dell’azione disciplinare nei confronti di coloro i quali, dimostrando di averne fatto richiesta almeno otto volte nell’anno, non siano riusciti – per carenza di posti – a partecipare ad eventi formativi gratuiti.

Il Consiglio ha inoltre deliberato di aderire al progetto “e-learning” in collaborazione con gli Ordini degli Avvocati e dei Commercialisti di Roma, Milano e Napoli che dovrebbe divenire operativo dall’inizio del prossimo anno. Tale progetto, consentendo l’accesso gratuito “on line” ad eventi formativi, contribuirà a decongestionare l’affluenza agli eventi partecipativi permettendo ai colleghi di fruire del servizio senza limiti di tempo, luogo e orario.

Si sta dunque cercando, da una parte, di ampliare le possibilità formative rispetto a quelle costituite dagli eventi organizzati dal Consiglio e, dall’altra, di garantire formazione gratuita per tutti. Speriamo che ciò serva a sopire gli allarmismi diffusi da chi, per ragioni strumentali, non ha esitato a prospettare salassi economici inevitabili ai fini dell’adempimento dell’obbligo.

Dispiace sinceramente prendere atto che alcuni consiglieri vadano fieri del fatto di aver portato in Consiglio la proposta di revoca del regolamento romano (quello nazionale sarebbe comunque rimasto in vigore) che, con loro rammarico, non è stata approvata. Ciò avrebbe comportato la vanificazione di tutto il lavoro e di tutti gli sforzi profusi nell’intento di sfumare la rigidità del regolamento nazionale nell’interesse comune dell’avvocatura romana. Questo è solo l’inizio, il problema è serio, gravoso e di difficile gestione.

Il regolamento attuativo deve considerarsi “aperto” ovvero in continua evoluzione: il recepimento delle esigenze maggiormente sentite dai colleghi costituisce infatti prioritario impegno del Consiglio e mio personale.

 

 

Livia Rossi*

Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma


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VII corso per conciliatori

Il Presidente del Tribunale di Roma Dott. De Fiore, l'On.le Teodoro Buontempo e l'avv. Aldo Rivela, Commissario Straordinario Istituto JemoloIncontro cordiale allo Jemolo tra il neoassessore regionale alla Tutela dei Consumatori e Politiche della Casa, on. Teodoro Buontempo ed il Presidente del Tribunale di Roma dott. Paolo De Fiore, in occasione dell’inaugurazione del VII Corso di formazione per Conciliatori e della consegna dei diplomi agli allievi del VI Corso.

Essere giunti ad inaugurare il VII corso di formazione per conciliatori abilitati – ha dichiarato l’avv. Aldo Rivela, Commissario Straordinario dell’Istituto Jemolo – è un successo per l’Istituto ed evidenzia l’attenzione che si sta concretizzando attorno alla Conciliazione da parte degli operatori del diritto. Per ora sono circa 160 gli allievi già formati e si prevedono altri due corsi prima della fine dell’anno”.

“Bisogna riconoscere all’Istituto Jemolo il merito di aver iniziato un percorso nuovo: quello della promozione della Conciliazione, della diffusione della cultura della conciliazione e della formazione dei mediatori. Cosa non facile in Italia dove bisogna vincere le resistenze degli avvocati che vedono nella Conciliazione la possibile perdita di clienti e dei Magistrati per i quali può significare una perdita di potere”. Lo ha affermato l’assessore Buontempo che ha anche confermato la volontà della Regione Lazio di dare nuovo vigore all’Istituto regionale di studi giuridici e soprattutto di finanziare una campagna pubblicitaria e di informazione in materia di Conciliazione a partire dalle scuole e dalle Università del Lazio.

Le aspettative del Decreto Legislativo 28/2010 come elemento deflattivo della domanda di giustizia – ha affermato il Presidente De Fiore – sono molte soprattutto a Roma dove annualmente vengono iscritte 35 mila cause e ve ne sono circa 150 mila pendenti”.

Lo Jemolo accogliendo la provocazione-proposta dell’assessore Buontempo – ha concluso l’avv. Rivela - studierà un progetto affinché siano proprio i suoi allievi ad essere gli ambasciatori della Conciliazione nelle scuole e nelle Università del Lazio(fonte: Istituto Jemolo).  


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Il processo civile telematico

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLODi seguito una notizia utile che vi rendiamo su cortese segnalazione dell’ Associazione Nazionale Forense. Dal due febbraio 2010 presso la sezione esecuzioni immobiliari del Tribunale di Roma diventerà operativo il progetto "Processo Civile Telematico", già in esercizio in alcuni Tribunali italiani. Così i difensori delle parti e gli ausiliari del giudice potranno inviare atti e ricevere comunicazioni relative alle proprie procedure attraverso un'infrastruttura telematica specificamente dedicata a tale scopo.

Successivamente, presumibilmente entro il mese di marzo, le funzionalità del PCT verranno estese alla Sezione Fallimentare ed alle esecuzioni mobiliari. La piccola rivoluzione che questo comporterà nelle modalità di produzione dei documenti da parte dei singoli professionisti, rende necessaria una formazione specifica sia con riferimento al valore giuridico della sottoscrizione degli atti con firma digitale ed al loro invio e ricezione attraverso sistemi di posta elettronica certificata dedicata; sia per quanto riguarda l'utilizzo degli applicativi informatici (dispositivi di firma, redattore atti, collegamento al punto d'accesso) indispensabili per il funzionamento del sistema. L’ Associazione Nazionale Forense allo scopo di agevolare l’utilizzo dei nuovi strumenti informatici, ha organizzato dei corsi pratici con laboratorio informatico presso l’aula seminari della Uni.Riz.


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