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Etica

Avvocati stabiliti

Va cancellato dalla Sezione speciale degli avvocati stabiliti il legale che abbia conseguito il titolo in Romania presso una struttura diversa rispetto all’unica riconosciuta dal Ministero della Giustizia italiano. A stabilirlo la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 4 aprile 2016 n. 6463, che ha rigettato l’istanza di sospensione di esecutività del provvedimento di cancellazione dall’elenco degli avvocati stabiliti annesso all’Albo, di un Avokat iscritto sulla base del titolo conseguito in Romania.


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Inflazione, stagnazione, deflazione

Nel ventaglio delle proposte che ognuno può fare, per la polis oggi, è bene considerare la fenomenologia della parola. Questa oggi è disordine, svuotata di contenuti, arroccata nel presente di una pizza cinematografica dei linguaggi che si srotola fuori tempo e luogo nelle complessità del mondo bordline. Il disordine prende la scena delle ultime battute che erodono la fine dell'inizio. La stagnazione figlia dell'inflazione maschera la deflazione con la speculazione.Le ruote del gioco sono, come alla befana lo zucchero filante per i bambini, puntate, senza ritorno, in ogni casella delle borse della banca mondiale. Un recupero della Polis in una nuova cultura sociale può essere svolto riequilibrando le dinamiche, cioè i fattori di produzione della vita, che hanno determinato l'invivibilità dell'ambiente, per tutti. Le dinamiche attuali possono essere considerate come un motore sfalsato e fuori ritmo e tempo della società umana, insufficienti per i nuovi equilibri necessari per i valori dell'uomo. Questi si esprimono ora in diaspore di potere finanziario che l'ambiente fotografa. I risultati finali sono evidenti anche per la coscienza sociale dei cittadini nel territorio che stiamo degradando. E su noi viene, allora, in un feed back raggiunto con la precisione demolitrice di una bomba d'acqua, questa stupefatta assenza di tempo presente, in cui la memoria, in Italia per me, vive "la tempesta" di Giorgione. Quel quadro dove (persa la cornice che l'abbelliva per quella finitezza d'arte che rappresenta, quasi Cronos fine di se) il fulmine squarcia l'orizzonte (mentre separati e lontani in una libertà di scena sono le forme nell'armonia in cui esistono) prefigurando l'immaginaria (?) apocalisse dell'oggi. Qui, nella realtà, siamo prigionieri di un mondo che non abbiamo "compreso", proprio per quella estrema bellezza irraggiungibile del quadro, che segna i morti tempi dell'oggi. Una comunità ora soffre la quiete, in Italia cornucopia e cuore del Mediterraneo, che portò a questo giorno di storia con l'onda lunga del benessere del miracolo economico ed all'orizzonte, in una bassa marea, è impennato il manifesto di Ventotene per i popoli d'Europa. Ecco allora il tentativo, minimi massimi cittadini del mondo, per una giustizia che ritorna pur nel tsunami della storia presente, nell'alto, nella stazione spaziale, all'intera platea che dal basso la segue, una astronauta segnala un dialogo nuovo tra le opposte virtù della vita: è l'intoccabile donna Madonna Sophia. Sorride madre terra che vuol tornare incorrotta: "Ma perché c'è l'inflazione? " L'inflazione è la speculazione egemone sui bisogni di chi ha sconfinato a suo vantaggio potendolo fare. Al mercato mondiale qualcuno ha trattato, i prezzi e le borse, nella convenienza delle banche che possedeva e le banche hanno cartolarizzato a livello globale il prodotto, erodendo i campi rivali. Un subbuglio di un potere che è divenuto bancario nelle forme visibili nella autofagia dei sistemi senza cuore e bellezza.

Giovanni Lombardi*

Avvocato del Foro di Roma


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Roma, città dell'illegalità diffusa. Basta vedere come le automobili occupano impunemente strisce pedonali, passaggi riservati agli handicappati, spesso davanti a menefreghisti vigili urbani che in due o tre parlano beatamente vicino ad un semaforo, magari perché vi è la cosiddetta emergenza di una partita di calcio.
Allora perché stupirsi e gridare allo scandalo per la seconda tornata di arresti che chiunque abbia un po' di esperienza nelle vicende di Roma e del Lazio si era stupito non fossero avvenuti prima?
Il Sindaco Marino ed il Presidente Zingaretti sono circondati da questi personaggi, sono i loro collaboratori e le loro interfaccia per rapportarsi con l'opposizione. Non li hanno mai respinti, così come nessun vero segnale di legalità essi mandano, anzi appaiono sfruttare le istituzioni ed il dolore della gente per utilizzare fondi pubblici per tentare di orientare a loro favore tragici eventi dei quali sono almeno politicamente responsabili.
L'assassinio della filippina travolta dall'auto dei Rom è una conseguenza dell'illegalità che regna sulle strade di Roma e del senso d’impunità, oltre che della scelta politica di far stanziare i nomadi in una specie di campi di concentramento dai quali partire alla volta della capitale.
Eppure nomade vuol dire persona in movimento; quindi la logica ed il rispetto di queste altri scelte di vita imporrebbe di impedire soste prolungate, in sintesi di dire o ti fermi e trovi un lavoro o te ne vai, con le buone o con le cattive, perché questa è la legge.
Invece no: ci si ricorda della legge solo per costituirsi parte civile contro i nomadi assassini, pagando così laute parcelle agli avvocati per questa bella azione che da lustro al sindaco con il sangue della vittima ed il denaro dei contribuenti.
Comune di Roma e Regione Lazio si passano politici e personale amministrativo e vedono gli arresti collegati da un unico filo conduttore, il sacco delle istituzioni. Applicando i criteri del Decr. L.vo 231/2001 sulla responsabilità penale degli enti, potremmo parlare di concorso dei due enti pubblici nei reati di associazione mafiosa dei quali sono accusati i loro consiglieri, assessori e dirigenti lautamente pagati e sponsorizzati dai vertici attuali e non solo, con grande scorno di chi aveva sognato il trionfo delle idee sui consorzi di affari e per essi aveva a volte pagato con la vita e, spesso, con l'inzaccheramento della fedina penale.
Se a destra e a sinistra i delusi della politica scelgono impresentabili sigle e movimenti nati dall'onda distruttiva della protesta piuttosto che dalla spinta propulsiva della proposta costruttiva non occorrono fini politologi per capirne i motivi: le idee sono state uccise dai ladri, anzi sono state da esse rubate per trasformarle in slogan rumorosi per nascondere i gemiti delle vittime dei loro furti.
Il sindaco Marino vorrebbe imitare il leghista Gentilini, ex sindaco di Treviso conosciuto come il sindaco sceriffo. Così ogni volta che succede uno scandalo o un arresto sulla scalinata del Campidoglio dichiara che è colpa degli altri, che prenderà severi provvedimenti, che fioccheranno iniziative per fare pulizia della città.
Forse la città l'ha travolto e lui non ha avuto voce in capitolo su quale fosse l'impresa di pulizia destinata a far piazza pulita scelya a tavolino per assicurarsi anche questa gara di appalto, certo è che il sindaco piuttosto che uno sceriffo, dopo due anni, sembra il sergente Garcia cui il mitico Zorro ritagliava il fondo schiena dei pantaloni con la sua "Z"...
Per fare lo sceriffo, sig. Sindaco, occorre girare tutti i giorni la città a piedi o con la bicicletta, visto che le piaceva tanto farsi fotografare in sella alle due ruoto nel breve percorso tra il Senato (dove parcheggiava abusivamente la sua Panda rossa) e il Campidoglio. E, camminando, denunciare e reprimere un'illegalità dopo l'altra, operazione che non dovrebbe costare tanta fatica in una città ad illegalità diffusa dove si immettono immigrati per lucrare sui contributi sociali e si costringono anziani e donne incinta ad arrampicarsi tra le auto per attraversare la strada o prendere un autobus alla fermata.
Se i cittadini avessero memoria e senso critico si domanderebbero come mai in un certo momento della vita regionale gli ospedali sono stati aperti e si è impedito di chiuderli e come mai un medico specialista internazionale in trapianti non sia riuscito a fare un trapianto di legalità in alcun settore dell'amministrazione capitolina, malgrado siano ormai due anni che maneggia i suoi bisturi su questo malato a fianco di personaggi che la Procura della Repubblica, vero chirurgo di questa fase della politica capitolina, gli porta via dalle foto ricordo, lasciandolo solo nel suo vuoto di potere.
L'ora degli annunci è finita, la gente non ne può più e quindi, se vuole essere veramente un bravo chirurgo e passare alla storia per una persona che non vuole rimanere sulla poltrona con la stessa arroganza con cui il comandante Schettino afferma di aver impedito danni più gravi alla Costa Concordia con la sua perizia marinara, faccia un piacere ai Romani, prima che essi le facciano fare la fine di Giulio Cesare, senza aspettare le prossime idi di Marzo.
Si ricordi cosa dice il D. L.vo 243/2000 sugli enti locali, cioè che debbono essere sciolti i consigli comunali quando "emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica".
Eviti quindi alla Capitale l'umiliazione della richiesta in tale senso del Prefetto ed alla politica di chiedersi quale sarà la risposta del Ministro Alfano: salvi Roma, dimettendosi per tornare a salvare vite umane quale medico.
Come romano di sette generazioni Le assicuro che, anche se non sentiremo la Sua mancanza, noi cittadini apprezzeremo il Suo gesto...


Romolo Reboa

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Le medaglie agli avvocati

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLOSabato 13 dicembre Aula avvocati del Palazzaccio: cerimonia del Consiglio dell'Ordine per il conferimento delle medaglie d'anzianità agli Avvocati titolari di cinquanta sessanta e perfino settanta anni di iscrizione. Ero seduto con molti altri Colleghi in platea: io la medaglia dei cinquant'anni l'ho presa tre anni fa e la esibisco in una vetrinetta dorata stile impero. L'aula, quella degli avvocati, era purtroppo insufficiente a contenere il folto pubblico forse 600/700 persone. Non era evidentemente disponibile l'Aula Magna della Suprema Corte dove in altri anni si è svolta la stessa cerimonia Ma non è su questo che voglio intrattenere i miei pochi lettori. L'aula era insufficiente ma non mi è apparsa sorda e grigia; anzi gli interventi di giovani e meno giovani Colleghi mi hanno suggerito qualche considerazione sulla condizione dell'avvocatura e sul suo ruolo civile. Un autorevole collega, chiamato al microfono, ha lamentato la sorte degli avvocati per il gran numero di iscritti e l'esiguità dei redditi professionali. Forse nella speranza di ottenere la solidarietà dell'uditorio nel quale figuravano autorevoli esponenti della società civile. Forse anche, chi sa, nella prospettiva delle prossime elezioni del Consiglio. Molti, è stato detto, si cancellano dagli Albi; molti, è stato detto, hanno un reddito che si aggira sui 10.000 euro l'anno. Sono informazioni ricorrenti. Proprio oggi 21 dicembre, mentre approfitto della domenica per buttare giù questo intervento, il Messaggero di Roma pubblica un articolo di Valeria Arnaldi sulla crisi dell'avvocatura. Questo il titolo: "Professionisti e crisi, tra i nuovi poveri avvocati e ingegneri Sono 20.000.000 gli avvocati che nel 2012 hanno fatturato zero e che quindi risultano del tutto improduttivi". Qualche migliaio di avvocati si sono cancellati dall'Albo; qualcuno per tirare avanti...canta ai matrimoni !!!; qualche altro, pare, si è improvvisato spogliarellista!!!. E' quanto si legge, accanto all'intervista della Arnaldi, sul quotidiano romano. L'argomento non è nuovo, a parte la assoluta inopportunità di farne oggetto di un intervento nella manifestazione del 13 dicembre alla presenza di autorevoli rappresentanti delle istituzioni e di un pubblico eterogeneo. In quella e in altre occasioni si trattava invece di celebrare i meriti dell'avvocatura e il suo immenso potere istituzionale che la Costituzione ci assegna e che nessuna altra professione possiede. La verità è un'altra: gli avvocati in Italia non sono troppi ma forse pochi per combattere le ingiustizie e gli abusi della corruzione e del potere violento dei partiti. Il problema è invece: per un verso la totale sfiducia dei cittadini nella giustizia in ragione dei tempi e dei costi del servizio giudiziario che aumentano quotidianamente col gioco del contributo unificato senza migliorare in nulla le strutture e il servizio, di qui la frattura insanabile tra il cittadino e la giustizia; per altro verso la assoluta incapacità degli organismi forensi, sia istituzionali che di rappresentanza sindacale, di far valere il diritto dei cittadini a una giustizia rapida, efficace e soprattutto.... giusta. Lo spettacolo di un servizio giudiziario che ha tempi biblici, che per di più è appesantito e oppresso da innumerevoli ostacoli normativi di eredità bizantina e lontanissimi dalle esigenze del mondo contemporaneo (prescrizioni, decadenze, inammissibilità, improcedibilità) non può che scoraggiare gli utenti compromettendo irreparabilmente la domanda di patrocinio. Ma alle scelte normative gli avvocati assistono inerti, basti ricordare, a mo' d'esempio, la riforma del diritto fallimentare che ha consentito a innumerevoli imprenditori disonesti di sottrarsi all'adempimento delle proprie obbligazioni facendosi beffa dei malcapitati creditori. Tutto in nome della economia dei consumi ma in realtà per favorire scelte non occasionali quali la impunità e l'illecito. Gli avvocati tacciono; non hanno dunque di che lamentarsi se il patrocinio non è più richiesto. Prendano piuttosto esempio dai magistrati che, con una pagina pubblicitaria dell'Ansa su diversi giornali, hanno invitato cittadini a "aprire gli occhi"Ha detto Sabelli dell'Anm: "120.000 processi vanno in fumo, 60 miliardi di euro è il costo della corruzione; 9.000 cancellieri mancano negli uffici giudiziari se si vogliono celebrare i processi occorre il personale". Questo vale per il penale ma anche per il civile segnatamente in materia commerciale e societaria come appare evidente dalla sommarietà dei procedimenti. E allora perché noi avvocati restiamo assenti da queste drammatiche e fondatissime analisi della realtà legislativa e giudiziaria del nostro Paese?

Giorgio della Valle

Avvocato del Foro di Roma


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Trust e tutela del patrimonio familiare

L'istituto del trust non è direttamente disciplinato dalla legge italiana ma può essere dalla stessa riconosciuto, in presenza di certe condizioni, avendo l'Italia sottoscritto la Convenzione de L'Aja, del 1° luglio 1985, ratificata con la legge 16 ottobre 1989, n. 364, entrata in vigore il 1° gennaio 1992. La legge Finanziaria per l'anno 2007, ha introdotto una specifica disciplina in materia di trattamento tributario del trust ai fini delle imposte dirette. Il trust viene spesso costituito come strumento di pianificazione patrimoniale per imprese e famiglie. Mediante il trust un soggetto (detto settlor o disponente) trasferisce ad un altro soggetto (detto trustee) beni o diritti con l'obbligo di amministrarli nell'interesse del disponente o di altro soggetto (beneficiario) oppure per il perseguimento di uno scopo specifico, sotto l'eventuale vigilanza di un terzo (protector o guardiano), secondo le regole stabilite dal disponente nell'atto istitutivo di trust e dalla legge regolatrice dello stesso (che deve essere necessariamente straniera). L'atto istitutivo di regola prevede che, alla scadenza del trust, i beni conferiti nel trust vengano trasferiti al beneficiario del trust (che può anche essere lo stesso disponente). E' ipotizzabile che il trust nasca anche mediante una dichiarazione unilaterale del disponente, che si dichiara anche trustee di beni o diritti nell'interesse del beneficiario o per il perseguimento di uno scopo (in questo caso il trust viene detto auto-dichiarato). I trust possono essere istituiti per diverse finalità: liberali - caritatevoli, commerciali, finanziarie, successorie. La giurisprudenza si è pronunziata più volte in materia di trust nel corso degli ultimi anni arrivando a sancire la non esclusiva tipicità degli atti trascrivibili e, quindi, la trascrivibilità del trust in forza della legge nazionale di ratifica e l'ampia possibilità per i privati di derogare l'art. 2740 c.c., con il conseguente effetto segregativo che viene a prodursi sui beni costituiti in trust. La trascrivibilità (senza riserve) di atti di trust recanti trasferimenti di beni immobili dal disponente al trustee è ormai pacificamente affermata dalla giurisprudenza di merito in quanto "proprietà qualificata" trascrivibile ai sensi della legge di ratifica della Convenzione, e in particolare dall'articolo 12. La trascrivibilità del trust rappresenta elemento essenziale ai fini della decisione del soggetto disponente di servirsi dello strumento. Infatti, l'utilità del trust, ove ne fosse preclusa la trascrivibilità, sarebbe nulla, poiché l'effetto segregativo, voluto dalla stessa Convenzione dell'Aja, risulterebbe inopponibile ai terzi. Ai sensi della Convenzione dell'Aja e della legge nazionale di ratifica, qualsiasi vicenda di tipo personale e patrimoniale del disponente non colpirà mai i beni, i quali risulteranno "assicurati" da un vincolo di segregazione. I beni conferiti in trust attraverso l'atto di dotazione entrano nel patrimonio del trustee, costituendo un patrimonio separato, distinto dai restanti beni personali di quest'ultimo ed insensibile alle vicende di questi. La segregazione patrimoniale è l'aspetto fondamentale che caratterizza il trust; essa comporta che i beni in trust rappresentino un patrimonio separato rispetto ai beni del disponente e del trustee e, pertanto, come prima accennato, qualunque vicenda personale e patrimoniale che riguardi tali soggetti non colpisce i beni in trust. I beni in trust, quindi, non possano essere aggrediti dai creditori personali del trustee, del disponente e dei beneficiari ed il loro eventuale fallimento non vedrà mai ricompresa nella massa attiva fallimentare i beni in trust (opera il cosiddetto vincolo di destinazione e di separazione). La Convenzione dell'Aja all'articolo 11 sancisce il riconoscimento del trust costituito in conformità ad una legge specifica. L'articolo 13 attribuisce il potere, allo Stato che dovrebbe provvedere al riconoscimento, di rifiutarlo se gli elementi costitutivi del trust, all'infuori della legge regolatrice richiamata, rimandano ad un diverso ordinamento che non conosca l'istituto. La legge regolatrice del trust deve essere necessariamente straniera, stante la mancanza nell'ordinamento italiano di norme specifiche in materia. Ove l'atto istitutivo del trust contenga disposizioni che siano in contrasto con norme inderogabili o con principi di ordine pubblico previsti dalla legge Italiana, sarà quest'ultima a dover essere applicata. In materia di inquadramento fiscale del trust esistono due orientamenti. Il primo ritiene che si applichi al momento dell'istituzione del trust, l'imposta sulle donazioni in quanto, il trasferimento della proprietà dei beni in trust dal disponente (settlor) al trustee, determinerebbe una diminuzione del patrimonio del primo a vantaggio del secondo, ravvisandosi, pertanto, l'animus donandi del settlor. Il secondo orientamento ritiene che non vi sia l'animus donandi del settlor e che l'imposta ritenuta applicabile sarà quella di registro, in misura fissa, prevista per gli atti a titolo gratuito. La tesi più accreditata, anche in Giurisprudenza, è quella che considera l'atto istitutivo del trust come atto non equiparabile ad un trasferimento a titolo oneroso, perché non vi è corrispettivo, né ad una donazione difettandone la causa, ma ad un atto a titolo gratuito, neutro dal punto di vista fiscale, soggetto ad imposizione indiretta (imposta di registro, ipotecaria e catastale) in misura fissa, attraverso il quale il disponente realizza il proprio intento di arricchire spontaneamente un terzo, facendo affidamento sul trustee e sull'obbligo da costui assunto di adempiere alla direttive impartite dal beneficiante medesimo. Il successivo atto di trasferimento ai beneficiari, atto che realizza il vero risultato economico perseguito dal settlor, sarà soggetto, invece, all'imposta prevista per la transazione propria del negozio a cui corrisponde, da individuarsi caso per caso, ma che normalmente sarà quella di donazione. Infine, per quanto riguarda le imposte ipotecarie e catastali, se dovute, si applicheranno sia in relazione agli atti di trasferimento dal disponente al trustee, in misura fissa, sia in relazione ai successivi atti traslativi effettuati dal trustee in favore dei beneficiari, in misura proporzionale. Ai fini fiscali il Trust si considera residente nel territorio dello Stato al verificarsi di almeno una delle condizioni indicate per la maggior parte del periodo di imposta:

• sede legale nel territorio dello Stato

• sede dell'amministrazione nel territorio dello Stato

• oggetto principale dell'attività svolta nel territorio dello Stato.

L'art. 73 del TUIR (comma 3), prevede due casi di attrazione della residenza del trust in Italia: a) Si considerano residenti nel territorio dello stato, salva prova contraria, i trust e gli istituti aventi analogo contenuto istituiti in Paesi che non consentono lo scambio di informazioni quando almeno uno dei disponenti ed almeno uno dei beneficiari siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato. b) Si considerano, inoltre, residenti nel territorio dello Stato i trust istituiti in uno Stato che non consente lo scambio di informazioni, quando, successivamente alla costituzione, un soggetto residente trasferisca a favore del trust la proprietà di un bene immobile o di diritti reali immobiliari ovvero costituisca a favore del trust dei vincoli di destinazione sugli stessi beni e diritti. In tal caso, è proprio l'ubicazione degli immobili che crea il collegamento territoriale e giustifica la residenza in Italia.

Matteo Santini

Avvocato del Foro di Roma


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