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Ambiente

Rudy = NonSmokers

Fumo, nasce l'associazione dei Rudy, i non fumatori italiani: al via la campagna nazionale permanente

Dopo una lunga preparazione, giovedì 14 marzo prossimo alle ore 11:00, presso lo “Spazio Europa” del Parlamento europeo e della Commissione europea a Roma, alla Stampa Estera e Italiana verrà presentato il progetto generale, con il piano delle future attività e la campagna contro il fumo dell’associazione “Benessere SenzaFumo ONLUS”, rappresentata dal “Red Papillon”, un papillon rosso divenuto brand dell’associazione dei non fumatori.

In un mondo dove esiste solo chi consuma (“Consumo ergo sum”), l’associazione “Benessere SenzaFumo ONLUS” viene ad essere la prima associazione al mondo di “NonConsumatori”, in realtà molto consumati sia dal fumo passivo che dalle pesanti tasse pagate indirettamente al Servizio Sanitario Nazionale per le tante lunghe cure ai fumatori.

La prima strategia che si seguirà sarà quella di indicare finalmente “in positivo” l’80% degli italiani che fanno la cosa giusta, ovvero i non fumatori, e per distinguerli è stato scelto il termine “Rudy” come neologismo indeclinabile, mentre i fumatori (il 20%, Non Colpevoli e Non Viziosi ma vere vittime truffate) diventano negativi e sfortunati, ovvero “NonRudy”.

È la prima volta che al marketing miliardario pro-tabacco non viene data una risposta seguendo i tradizionali criteri accademici del mondo scientifico ma utilizzando le idee e le competenze del marketing e della comunicazione. Ma perché il fumo è così tollerato oggi, e chi ci guadagna da tutto questo?

Certamente non i cittadini e lo Stato visto che - lutti e sofferenze a parte - i costi ambientali (cicche e aria inquinata), i costi sociali (per famiglie e aziende) e i costi sanitari (per le cure) producono danni finanziari almeno tripli rispetto agli incassi fiscali sulle vendite. Il fumo è un problema immenso, con oltre 6 milioni di morti nel mondo e oltre 80.000 solo in Italia, ogni anno, largamente sottostimato a livello di pubblica percezione e volutamente confinato nell’area del “vizio” e del “piacere”.

Invece il NonRudy, ovvero un non fumatore nel gergo dell'associazione, non è affatto un colpevole gaudente che si ammala e muore per colpa delle sue “libere scelte” ma è un malato cronico schiavizzato quasi sempre da ragazzino, una vera vittima consumata da una fortissima tossicodipendenza, seconda solo all’eroina e analoga a quella della cocaina.

Tutte le sostanze psicotrope (che modificano lo stato psico-fisico) sono droghe ma vengono ben distinte in tre gruppi: il fumo, l’alcol e gli stupefacenti. Ogni anno in Italia il fumo (legale, si resta lucidi apparentemente) fa appunto oltre 80.000 morti; l’alcol (legale, e non si resta lucidi) più di 20.000; tutti gli stupefacenti (illegali, e non si resta lucidi) meno di 400.

E se l’illegalità è collegata alla pericolosità e ai danni derivanti da un fatto o da una certa situazione, perché 400 morti l’anno sono gravissimi, con leggi e forze dell’ordine costantemente impegnate e con un’altissima riprovazione sociale, mentre per un totale di 100.000 morti ogni anno la sensibilità collettiva è minima?

E chi ci guadagna dall’allarmante illegalità degli uni e dalla serena legalità degli altri? “Rudy o Non Rudy (non fumatori o fumatori), siamo tutti vittime del fumo” è l’amara constatazione di Rudy PuntoRudy, presidente dell’associazione.

Occupandosi comunque di una droga legale, l’associazione ha come Mission il voler “cambiare la non cultura del fumo” e come Vision una massima: “Non vogliamo scoprire presto i tumori, vogliamo non farli arrivare affatto”.

Quindi l’obiettivo è quello della vera prevenzione, per restare sani e senza dipendenze, non per fare “prevenzione secondaria”, arrivando cioè quando il tumore ormai è partito, oppure per “limitare i danni”, continuando a ben rifornire il malcapitato cliente. In base ad un progetto del tutto innovativo (che sarà un vero format itinerante), verrà dunque avviata per la prima volta in Italia una campagna culturale permanente denominata “Rudy=NonSmokers”, che prevede progressive edizioni annuali operando per dodici mesi in tutte le venti regioni italiane. In 100 gemellate “Città del Benessere” verranno portati sia eventi speciali riservati soltanto ai Rudy Italiani (i “RudyParty”) e sia apposite conferenze (gli “InfoRudy”) dedicate alle scuole secondarie dagli 11 anni in su.

Avviando ora il lavoro in Italia, l’associazione già pensa alle edizioni europee delle iniziative. Perché la salute è un bene prezioso, che non dobbiamo mettere in alcun modo in pericolo, e che gli Stati dovrebbero tutelare considerando anche i gravi danni economici che le malattie provocano.


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Decreto Mezzogiorno: sacchetti biodegradabili a carico del consumatore

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La questione dei sacchetti biodegradabili a pagamento è ormai sulla bocca di tutti. A difendere la normativa, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, gli ecologisti e perfino il sindacato dei chimici Filctem mentre, dall’altra parte, c’è il mondo dei social network, che denuncia la normativa a voce alta mettendo in difficoltà quella parte del mondo politico che l’ha promossa e approvata. L’ex premier Matteo Renzi ha replicato su Facebook, affermando che il Governo ha solo attuato la normativa europea. La norma riguarda due tipi di imballaggi: primo tipo, i sacchetti dati al consumatore per l’asporto dei prodotti dal punto vendita; secondo tipo, gli imballaggi interessati dalla direttiva, cioè quelli per alimenti sfusi o a contatto diretto con i cibi (ortofrutta, macelleria, gastronomia, pescheria)  quindi sacchettini leggerissimi con spessore sotto i 15 micron. L’obiettivo, naturalmente, è quello di difendere l’ambiente. In estate il Parlamento ha approvato il decreto Mezzogiorno nel quale all’articolo 9-bis è stato aggiunto il recepimento della direttiva 720 che, nella legge italiana, impone dal 1° gennaio 2018 l’uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini “ultraleggeri” con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi. Ma fin qui, il problema per il consumatore non sussiste fin quando non viene appreso che il costo del sacchettino è a carico di quest’ultimo. Da qui le polemiche. Oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest'anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati a causa dei sacchetti biodegradabili a pagamento. A fare la stima su questo ulteriore peso al budget familiare, è l'Osservatorio di Assobioplastiche che ha compiuto una prima ricognizione nella grande distribuzione, in occasione dell'entrata in vigore del decreto Mezzogiorno. La stima, compiuta dall'Osservatorio in una dozzina di grandi magazzini alimentari, afferma che il costo di ogni singolo sacchetto è risultato compreso fra 1 e 3 centesimi. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all'anno.

"Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto - spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche -, perché testimoniano l'assenza di speculazioni o manovre ai danni del consumatore". Peraltro, i sacchetti "sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti - aggiunge - e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detratto dalla spesa complessiva".

In risposta subito la Codacons è "un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori". Per Legambiente, invece, "non è corretto parlare di caro-spesa. L'innovazione ha un prezzo, ed è giusto che i bioshopper siano a pagamento, purché sia garantito un costo equo, che si dovrebbe aggirare intorno ai 2-3 centesimi a busta. Così come è giusto prevedere multe salate per i commercianti che non rispettano la vigente normativa". Pareri discordanti non solo da parte dei consumatori ma anche da associazioni importanti. Fatto sta che i sacchetti biodegradabili andranno pagati, e c’è già chi sui social riesce a trovare modi esilaranti per ovviare al sistema!

Martina Pazzaglia 


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Trasporti di animali, viaggia l’inciviltà

avv. Romolo Reboa, avv. Reboa, Romolo Reboa, avvocato, studio legale, Romolo, Reboa, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO

Il peggiore traffico di animali avviene alla luce del sole: non si tratta infatti di quello ben più noto e clandestino di animali esotici, ma del trasporto di bestiame dai luoghi di allevamento a quelli di macellazione. Il nostro Paese è purtroppo profondamente coinvolto da questo fenomeno per la sua posizione geografica.

Infatti i trasporti avvengo lungo tragitti internazionali di cui molti porti italiani, di collegamento verso le altre sponde del mediterraneo, sono snodi principali.

Gli animali, esseri senzienti, possono percorrere anche 2.500 KM su strada o effettuare viaggi di quattro giorni, compressi e senza cibo, acqua, cure, spesso senza scendere dai mezzi di trasporto.

Molti muoiono ed infatti si sono verificati casi eclatanti come quello di Bari, pochi anni fa, quando furono trovati 115 bestiole morte su due camion parcheggiati nel porto in piena estate.

Il problema principale è che questi traffici avvengono sostanzialmente in clima di tolleranza: anche quando la normativa, italiana o comunitaria, viene applicata con precisione, i vincoli per i trasportatori e le aziende coinvolte sono così blandi che il traffico non viene sostanzialmente interrotto.

Si ribalta dunque una situazione che si verifica frequentemente, per la quale le leggi sono buone ma non vengono applicate. Stavolta è diverso. Per garantire una reale difesa dei diritti degli animali servono nuovo normative, nuovi obblighi, nuovi limiti.

Gli animalisti chiedono proprio un nuovo quadro legislativo che permetta di sancire sostanzialmente la fine di questi viaggi della morte, prevedendo il rafforzamento dei servizi veterinari alle frontiere e dei controlli lungo le strade.

La vera svolta può avvenire imponendo a livello internazionale, per esempio tramite convenzioni, il principio per il quale il bestiame va macellato nel luogo di allevamento, cioè prima del trasporto, e non in quello di consumo.

 


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La nuova legge per gli animali

Il testo approvato l’8 giugno scorso è stato redatto in sede di stesura originaria da un gruppo di giuristi della LAV del quale ho avuto il piacere di essere chiamato a far parte. Il nostro intento è stato – naturalmente – quello di realizzare un testo diretto non a qualche animale ma a tutti gli animali domestici e selvatici, e che superasse il vecchio ed ormai insostenibile principio genetico dell’ex articolo 727 del codice penale che - pur dopo le modifiche della Legge 473/93 - non garantiva un’idonea tutela penale.

Purtroppo, durante i lavori parlamentari, il testo, grazie a pressioni venute da più parti, è stato modificato e sono state apportate delle modifiche scriteriate, ma ciò nonostante la legge approvata rappresenta un indubbio passo in avanti nella protezione degli animali. Molti gli aspetti più innovativi.

Maltrattamento e doping Reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3mila a 15mila euro per chi cagiona una lesione ad un animale, un danno alla salute, o sevizie o comportamenti, fatiche, lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

Aumento della metà se deriva la morte dell'animale.

Elevazione da contravvenzione a delitto Non permette l'estinzione del reato con una semplice oblazione ed allunga la prescrizione a 5 anni (7 e mezzo se prorogata).

Abbandono di animali Arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro. Detenzione incompatibile con natura degli animali e produttiva di grandi sofferenze Arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10mila euro.

Spettacoli o manifestazioni Con sevizie o strazio, reclusione da quattro mesi a due anni e multa da 3mila a 15mila euro. Aumento di un terzo se vi sono scommesse o se ne deriva la morte dell'animale impiegato.

Uccisione per crudeltà Reclusione da tre a diciotto mesi. Si supera la distinzione fra uccisione di animale altrui, considerato "patrimonio", ed uccisione di animale proprio senza maltrattamento (finora non sanzionata, esempio, in eutanasia da un veterinario) o di animale "di nessuno" (previsione finora limitata a cani e gatti ma senza specifica sanzione).

Combattimenti fra animali e competizioni non autorizzate Reclusione da uno a tre anni e multa da 5mila a 160mila euro per chi promuove, organizza o li dirige. Aumento di un terzo se presenti minorenni o persone armate o con promozione attraverso video.

Allevamento, addestramento, fornitura di animali per combattimenti Reclusione da tre mesi a due anni e multa da 5mila a 30mila euro.

Effettuazione di scommesse, anche se non presente ai combattimenti o competizioni Reclusione da tre mesi a due anni e multa da 5mila a 30mila euro.

In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti Sono sempre disposti la confisca degli animali impiegati sia per i combattimenti che per i maltrattamenti ed affidamento ad associazioni con spese anticipate dallo Stato che potrà rivalersi sul condannato.

E' anche disposta la sospensione da tre mesi a tre anni dell'eventuale attività di trasporto, commercio o allevamento di animali; in caso di recidiva è disposta l'interdizione.

Produzione, commercializzazione e importazione pelli di cani o gatti Arresto da tre mesi ad un anno o ammenda da 5mila a 100mila euro, confisca e distruzione del materiale.

Sperimentazione senza anestesia se non autorizzata Reclusione da tre mesi ad un anno o multa da 3000 a 15mila euro.

Per l'applicazione della legge Creazione di un coordinamento interforze fra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Polizie municipali e provinciali. La vigilanza viene affidata anche alle guardie particolari giurate delle associazioni che avranno funzioni di polizia giudiziaria.

Interessi lesi Le associazioni animaliste riconosciute perseguono finalità di tutela degli interessi lesi dai reati previsti dalla presente legge.

Attività formative Possibilità di promozione d'intesa fra Stato e Regioni dell'integrazione dei programmi didattici delle scuole di ogni ordine e grado in materia di etologia e rispetto degli animali.

Certo, tutti ci auguravamo una legge che accogliesse appieno le istanze animaliste, ma le possibilità di ottenere una legge migliore in questo quadro politico e di forze economiche, che in alcuni passaggi hanno fortemente condizionato in negativo l’emanazione di questa norma, era ridotta a zero.

 

 

 Ciro Troiano

Responsabile LAV 'Combattimenti' e 'Osservatorio Nazionale Zoomafia'

 

 

 

 

 

 

 


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Canili, scandali senza fine

avv. Romolo Reboa, Romolo Reboa, avvocato, studio legale, Reboa, Romolo, Ingiustizia la PAROLA al POPOLO, la PAROLA al POPOLO,

Dopo i numerosi casi di operazioni di vario tipo condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura a Roma, un altro canile è finito nell’occhio del ciclone. Si tratta de «Il poverello», sulla via del Mare.

 

Dopo i numerosi casi di operazioni di vario tipo condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura a Roma, un altro canile è finito nell’occhio del ciclone. Si tratta de «Il poverello», sulla via del Mare, struttura nella quale è intervenuto il magistrato a seguito di ipotesi di gravissimi casi di maltrattamenti. Il Comune di Roma è dal 3 dicembre il custode giudiziario di cani e il consigliere delegato del Sindaco per i diritti degli animali, Monica Cirinnà, ha rivolto un appello per l’adozione delle bestiole.

Appello a parte, condivisibile anche perché a fare le spese di questi affari criminali sono proprio gli animali (nonché i volontari e le associazioni corrette ed attive) rimane un problema: questi eventi si verificano continuamente ma non sembra che esista ancora un sistema costante di controlli degli enti locali che garantisca l’immediata repressione della criminalità.

 


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